Attività professionale disciplinata ai sensi della l. 4/2013

 

 

Bisogna essere per forza vegetariani per praticare ahimsa?

Bisogna essere per forza vegetariani per praticare ahimsa?

Alanna Kaivalya
Molto interessante un post di Alanna Kaivalya, insegnante di yoga di New York su ahimsa e vegetarianesimo sull’Huffington Post  http://www.huffingtonpost.com/alanna-kai…).
È su ahimsa, una delle pratiche o restrizioni di cui parla Patanjali negli Yoga Sutra, uno dei testi sacri dello yoga. Ahimsa, non violenza, è un concetto che viene spesso gemellato alla scelta vegetariana. Se non vuoi essere violento devi fare quella scelta, se non fai quella scelta allora stai praticando himsa. Io rispetto moltissimo la scelta vegetariana, e sono su quella strada da molto tempo, anche se non la trovo facile. Ho capito negli anni che non ci si può improvvisare vegetariani, bisogna capire che cosa bisogna mangiare in sostituzione e anche come cucinarlo in modo gustoso in modo che questa scelta non sia punitiva (e anche violenta) contro se stessi.
Quando poi in una classe di yoga si tocca questo argomento, e alcuni insegnanti premono molto sull’essere vegetariani, c’è sempre molto imbarazzo. Alcuni non si sentono pronti per questa scelta. Ma magari si sentono giudicati perché non l’hanno fatta. Alanna in quel post dice di fare attenzione, di mantenere un open mind. Perché ci sono tante maniere di praticare ahimsa.
«Credo che essere vegetariani sia un grande servizio per il mondo. Esserlo è una maniera importante di praticare la non violenza, ma non la sola. Anche lavorare in un paese del terzo mondo come assistente di una ong è un grande servizio per il mondo. Come anche insegnare ai bambini la non violenza delle loro azioni. Ci sono milioni di modi con cui possiamo servire gli altri rispettando ahimsa, perché la bussola morale più importante è quella che risiede nei nostri cuori».
Parlare di ahimsa non dovrebbe mai implicare un giudizio, perché giudicare un altro significa separarsi da lui, che poi è un concetto opposto allo yoga.
«Quando possediamo una comprensione più grande di ahimsa oltre il solo vegetarianesimo e accettiamo tutte le persone per quello che sono, allora avremo la capacità migliore per supportare la trasformazione e il cambio positivo di qualsiasi genere. Se iniziamo a resistere a un particolare comportamento (come mangiare carne), allora stiamo già creando alienazione e separazione – tutti e due antitetici allo yoga».
È molto difficile promuovere dei cambiamenti in persone che non sono pronte. Direi quasi impossibile. Ma bisogna seminare perché quel cambiamento prima o poi arrivi. È una questione di grande sensibilità. Che cosa ne pensate?
 

Comments

Io sono vegana da una decina di anni; ma non rigidamente, nel senso che quando sono fuori casa  se non e' possibile essere vegana sono vegetariana. E  qualche volta ho mangiato le acciughe anche se con qualche senso di colpa.

Sono diventata vegana per motivi salutistici, ma ben presto su questo aspetto ha preso il sopravvento quello "etico",  quello "non violento". 

A un certo punto ho associato il cibo che avevo nel piatto con la sorte dell'animale da cui proveniva, ed e' stata una via senza ritorno - per adesso, perche' nella vita si cambia e non posso escludere a priori di non tornare sulla mia decisione.

Non sbandiero mai la mia scelta, non critico gli "onnivori", non cerco neppure di convincerli.

Non mi sento migliore degli onnivori. Sono convinta che si possa essere vegani o vegetariani ed esprimere violenza in altre forme. In tanti vegani ho visto una violenza inimmaginabile. 

La lettura di questo articolo mi ha fatto venire voglia di condividere con voi la mia esperienza.

 

 

 

 

 

By eliana